La dermatologia al servizio dell’estetica. Supporto alle donne che soffrono di malattie cutanee, come acne, psoriasi, vitiligine, ma anche oncologiche, che impattano sulla bellezza e l’autostima. Progetti di formazione mirati al miglioramento dell’assistenza sul territorio. Sono alcuni degli obiettivi sul tavolo degli specialisti di Isplad in vista del nuovo anno. Li illustra la neo-presidente Mariuccia Bucci.

Presidente Bucci, innanzitutto, come è cambiato il ruolo del dermatologo negli ultimi due anni?

Il Covid-19 ha portato due nuove necessità. Nel contesto di un sistema sanitario interamente occupato a gestire una pandemia, sono cresciute le richieste di consulto specialistico per varie patologie, a cui abbiamo prontamente risposto con ogni mezzo possibile, comprese i consulti a distanza. La stessa malattia da Covid, con le sue comprovate ripercussioni su pelle e capelli (accelerazione dei segni di invecchiamento, alopecia, ecc.), ha contribuito a questo aumento. Poi c’è il fronte puramente estetico. Con l’esplosione del “zoom boom”, come è stato chiamato il disagio di specchiarsi h24 in monitor e display, con amplificazione dei propri difetti, i dermatologi hanno assistito a un’impennata di domande di interventi estetici, soprattutto filler e tossina botulinica, anche da parte della popolazione maschile.

Si sente parlare sempre più spesso di dermatologia plastica. Cosa significa?

È una branca della medicina che negli ultimi anni ha avuto un grande sviluppo. Il dermatologo plastico si occupa non soltanto di cura e prevenzione di patologie, ma anche di bellezza e salute della pelle, affrontando le problematiche che possono affliggere la pelle sana e sono quindi principalmente di carattere estetico. Viene perseguita la ricerca dell’equilibrio delle forme e delle proporzioni, guidando il paziente in un percorso combinato dove, dal cosmetico al nutraceutico, dalla tecnologia alle terapie iniettive, si individuano percorsi terapeutici efficaci, con risultati armonici e duraturi.

Il 2022 proseguirà in questa direzione?

Sì. E per dare risposte sempre più mirate ai bisogni dei pazienti, abbiamo costituito le DermoReti: network di specialisti in dermatologia plastica con competenze specifiche, dalla cura dei capelli alla cosmeceutica, fino all’oncologia. Capita sempre più spesso, per esempio, che donne affette da tumori, che hanno subito terapie invalidanti o interventi chirurgici e vivono le ripercussioni psicologiche di un corpo mutilato, manifestino il desiderio di riappropriarsi della loro femminilità. Si chiedono se possono fare un filler, o se esistono controindicazioni all’uso dei cosmetici. Non sempre gli oncologi sono in grado di rispondere a questi bisogni: è qui che subentra la rete dei dermatologi plastici preposta a questo ambito.

Come funzionano nella pratica queste DermoReti?

Gli specialisti si confrontano, scambiano informazioni e conoscenze, approfondiscono temi di interesse comune (come l’uso delle terapie iniettive nelle pazienti oncologiche o l’importanza del dermocosmetico come coadiuvante nella cura di malattie come l’acne, psoriasi, etc), condividono gli esiti degli studi scientifici, elaborano linee guida, lavorano in sinergia per migliorare l’assistenza in ogni ambito della dermatologia.

Quali novità per l’anno nuovo?

Stiamo pianificando degli eventi che abbiamo chiamato “one day”: giornate di formazione ad hoc, su temi specifici, modulate in base alle richieste dei singoli territori. In Veneto e in Friuli si parlerà di dermatoscopia oncologica, in Emilia Romagna e Umbria faremo dei corsi pratici su come utilizzare i dispositivi hi-tech di nuova generazione, sempre più preponderanti nell’approccio globale al paziente. I colleghi siciliani si focalizzeranno sulle terapie più promettenti per alcuni tumori, come i carcinomi baso-cellulari, mentre la Puglia si concentrerà sulle nuove frontiere per il ringiovanimento cutaneo e la Campania sulla tecniche più innovative in tricologia. Sono allo studio, infine, progetti di sensibilizzazione rivolti al grande pubblico.

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