intelligenza artificiale (AI) in dermatologiaL’emergere dell‘Intelligenza Artificiale (AI) in medicina ha iniziato a modificare i percorsi per arrivare alle diagnosi, la capacità di effettuare previsioni e di stabilire terapie mirate. Attualmente l’AI viene utilizzata in svariati modi, tra cui lo sviluppo di applicazioni per rendere la popolazione più attenta e sensibile verso il suo stato di salute, di software basati su algoritmi costruiti su un gran numero di dati clinici per migliorare la prevenzione primaria, di sistemi di analisi delle immagini in grado di fornire agli operatori sanitari un supporto nel processo decisionale, migliorando così la prevenzione secondaria.

L’Intelligenza Artificiale in dermatologia è già una realtà

Tutto questo avviene anche nel campo della dermatologia, dove le immagini sono una componente essenziale per giungere a identificare le diverse patologie.
Sono stati per esempio sviluppati programmi di intelligenza artificiale per valutare e ottimizzare il trattamento della psoriasi, in particolare per determinare la risposta a lungo termine alle terapie biologiche. È stato inoltre progettato da alcuni ricercatori un algoritmo per identificare la dermatite atopica sulla base di 562 cartelle cliniche elettroniche, ottenendo un valore predittivo positivo dell’84% e una sensibilità del 75%. Recentemente sono state sviluppate due applicazioni per smartphone che classificano le lesioni dell’acne in base al tipo e alla gravità. Una di queste è in grado di determinare se, oltre ai trattamenti topici, è opportuno intervenire con terapie sistemiche. Anche in campo oncologico sono stati sviluppati algoritmi per l’individuazione e la classificazione di lesioni tumorali, per supportare le decisioni terapeutiche (escissione rispetto all’osservazione), o per fornire una guida iniziale al dermatologo che può in seguito decidere il da farsi in base al contesto clinico. Per non parlare delle applicazioni per smartphone che, grazie a specifici algoritmi e alle immagini scattate dal device, potrebbero predire la progressione al melanoma.

Un’app per scoprire il melanoma

In questo filone si inerisce l’app di Google “Dermatology assist”, di cui si sta attendendo l’uscita, che sarebbe in grado di riconoscere e diagnosticare oltre 200 malattie di pelle, capelli e unghie attraverso la fotocamera del proprio smartphone.
L’idea nasce dal presupposto che quando ci si trova davanti a una manifestazione cutanea spesso si ricorre a Google, per cercare di confrontare le immagini presenti sul web con l’aspetto del proprio problema e fare un’autodiagnosi.
Come spiega il colosso di Mountain View, una volta avviato lo strumento, si scattano tre fotografie di pelle, capelli o unghie da diverse angolazioni. Si procede poi con la risposta a una serie di domande online sul proprio tipo di pelle e durata dei sintomi. Dopo aver analizzato gli scatti, Dermatology Assist fornisce all’utente un elenco di possibili condizioni corrispondenti, ognuna abbinata a immagini simili presenti sul web, insieme alle risposte dei dermatologi alle domande più frequenti sul tema.
«Abbiamo sviluppato e messo a punto il nostro modello con dati non identificati che comprendono circa 65mila immagini di condizioni cutanee diagnosticate, milioni di scatti di segni cutanei sospetti e migliaia di foto di pelle sana» continua Google.
Lo scopo della app è indirizzare i medici a migliorare le terapie, oltre a scovare le lesioni cutanee maligne che ad oggi possono sfuggire alla diagnosi perché sottovalutate dal paziente.
Una novità per il settore sanitario che però, come precisato, non vuole e non può sostituirsi alla diagnosi e alle cure di un esperto.

Il ruolo del medico rimane fondamentale

Scettici sull’utilizzo dell’applicazione sono medici e dermatologi, che sostengono come la sola valutazione di un’immagine non sia sufficiente per diagnosticare una malattia della pelle e siano necessari ulteriori studi in grado di valutare sicurezza e accuratezza dell’intelligenza artificiale in campo dermatologico. Il professor Antonino Di Pietro, dermatologo e direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis, spiega infatti che sistemi come questo non sono sicuri al 100%: «In alcune forme cutanee basta una fotografia per individuare il problema, ma per altre patologie è molto difficile. Bisogna tenere presente che nella diagnosi delle malattie della pelle non è solamente l’occhio che viene utilizzato dal dermatologo, ma anche il tatto e, in alcuni casi, anche l’olfatto. L’Intelligenza Artificiale si prospetta così come un supporto: l’intelligenza umana, oltre che l’empatia del medico, non può essere in ogni caso sostituita».

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